Tutto è brandizabile

Ormai le aziende agricole, che in Italia sono diventate delle vere a proprie imprese, sono moltissime, ma nonostante facciano degli sforzi immani per mandare avanti il processo produttivo e di trasformazione non ottengono i risultati sperati.

Ma allora cosa porta le aziende a non progredire?

La prima cosa è la mancanza di imprenditorialità, questo non significa che gli agricoltori, diventati ormai imprenditori non sappiano fare i conti, tutt’altro, i conti se li sanno fare bene.

Quando parlo di imprenditorialità parlo di avere le idee chiare su quello che si sta facendo e quale è il progetto finale.

Mi spiego meglio.

Quando si decide di immettere sul mercato un prodotto, a meno che non si dia al commerciante che ci sta facendo il favore di ritirarlo, si deve avere chiaro in mente oltre a cosa produrre anche e soprattutto al tipo di clientela a cui ci rivolgiamo e come dobbiamo rivolgerci a questi clienti.

Stabilire un piano di azione dettagliato con le varianti del caso.

Certamente non potrai prevedere tutto, ma lasciare  che tutto accada è un reato morale e imprenditoriale.

Quando un agricoltore decide di fare un salto di qualità e iniziare a trasformare la materia prima in prodotti finiti con tanto di logo ed etichetta non si fa nessun piano di impresa preventivo.

Cosa succede?

Spesso si accede ad un PSR per fare un laboratorio di trasformazione, magari anche un sito web per la diffusione della nuova azienda creata e poi non si aspetta che i clienti vengano da soli, al massimo la presenza in qualche fiera per trovare dei contatti.

Questo tipo di atteggiamento è molto comune tra gli agricoltori e come abbiamo già visto spesso, non sempre per fortuna, porta a dei disastri imprenditoriali e di conseguenza economici.

La prima cosa da evitare assolutamente è pensare di fornire la grande distribuzione, non dico che è assolutamente sempre sbagliato , ma se non sei un colosso, se non sei una multinazionale che ha un potere finanziario a dieci zeri, non potrai mai avere un posto di rilievo all’interno di un supermercato, di questo stanne certo.

Ti ritrovi così ad avere un solo cliente, la GDO di turno, che assorbe tutta la tua produzione, che non hai potuto fidelizzare perché la grande distribuzione sta guardando i numeri e tu sei uno dei tanti che vorrebbero vedere i suoi prodotti negli scaffali per poi vantarsene al bar con gli amici.

Ti sei strutturato per far fronte alle loro esigenze e se per un qualsiasi motivo decidessero di non comprare da te tu sei finito, hai ancora il mutuo del capannone e del laboratorio da pagare,  e tu ritrovi ad avere un esubero di produzione che svenderai peggiorando ancora di più la tua situazione finanziaria.

Costruisci un brand perché i clienti avranno SEMPRE motivo di paragonarti ad altri fornitori e sono talmente bravi che trovano sempre qualcosa per darci abbastanza filo da torcere, spesso sono talmente bravi che ci crediamo pure noi a quello che loro ci dicono o ci impongono.

Avere un brand significa fidelizzare i consumatori, fare in modo che ci amino e ci cerchino.

È irrilevante se noi abbiamo dei prodotti di massa o di nicchia, in qualsiasi caso avremo dei concorrenti che ci tallonano e ci danno del filo da torcere con la clientela.

Non avere un brand significa essere anonimi, non esistere, restare in balia del commerciante di turno che ci fa lui il prezzo.

Tutto è brandizabile